sabato 29 ottobre 2016
domenica 23 ottobre 2016
Poesia coreana 서로의 조각
Quando ascolti una canzone per decine di volte come se fossero la prima, e rimani ipnotizzato dallo stesso video che si sta ripetendo davanti ai tuoi occhi, vuol dire che in un attimo ti è già entrata nella mente e nel cuore.
Regia di Hang Gab Lee che pure ha un bellissimo Instagram che d'ora in poi dovrò tenere d'occhio.
martedì 18 ottobre 2016
A bittersweet life

Un monaco aveva con sè un giovane discepolo.
Una notte il discepolo si svegliò improvvisamente dal sonno e cominciò a piangere.
Il monaco gli chiese perché.
- Perché piangi? -
- Ho fatto un sogno -
- Era un incubo? -
- No. Era un bel sogno -
- E allora perché piangi? -
- Perché mi sono reso conto che non potrà mai essere realtà -
A bittersweet life è qualcosa che mi rimarrà fortemente impresso nella memoria. Tragico, poetico. Visivamente sontuoso. Una sottile storia di amore, tradimento, onore e vendetta nella migliore tradizione yakuza. È un film coreano e la yakuza non c'entra nulla, ma è evidente il debito nei confronti del cinema giapponese e di Hong Kong.
Non lo conoscevo nemmeno. L'ho soltanto visto comparire più volte in qualche articolo online, di quelli con il titolo tipo "30 migliori film asiatici" o "10 migliori film per trascorrere la tua serata", e da quel momento l'ho sempre tenuto d'occhio in attesa del momento migliore per gustarmelo. Ed è effettivamente una delle cose più belle che abbia visto recentemente. Un film notturno, crepuscolare, in delicato equilibrio tra violenza incontrollata e incantevole poesia.
Lei la conosciamo solo attraverso la sua voce e il dettaglio delle sue gambe.
Lui è freddo e spietato. Il più fedele collaboratore di un boss della mafia.
Preciso, infallibile, prima di conoscere lei e commettere uno sbaglio di cui dovrà affrontarne fino in fondo le conseguenze.
"Si possono fare mille cose perfette. Ma basta un errore per rovinare tutto."


Comincia così il suo cammino di vendetta implacabile. Gli amici di ieri si trasformano nei nemici di oggi, mentre la scintillante città di Seoul assiste impotente al dramma che si compie sotto i suoi occhi.
Visivamente il film è bellissimo. Girato interamente di notte, gli unici momenti di luce avvengono quando conosce lei per la prima volta, prima di ripiombare nuovamente nell'oscurità più totale.
Buia e silenziosa, la stessa città è protagonista del film, con la costellazione luminosa dei suoi palazzi, i semafori colorati e le luci al neon.
Lente carrellate seguono il protagonista attraverso la sua spirale di violenza accompagnato da un dolce suono di violini.
Una dolce storia d'amore impossibile.
Un'amara storia di onore tradito e vendetta.
Una storia agrodolce. Come la vita.
Year: 2005
Director: Kim Jee-Woon
DOP: Kim Ji-Yong
Vote: *****
s o u n d / a e s t h e t i c
HIGHGRND è una delle etichette discografiche più interessanti che sto esplorando.
Ne fanno parte dei perfetti sconosciuti come OFFONOFF, che sta rapidamento salendo in cima alle mie preferenze musicali.
L'intro.
L'intro mi manda in estasi ogni volta.
Colonia
Ieri è stata una giornata strana. Una telefonata di mio fratello, mi invita al cinema con un suo amico. Ho guardato fuori dalla finestra, un sole caldo e un cielo azzurro, non avevo proprio in programma di chiudermi in una sala buia e fredda. Ma accade così raramente, che mi telefoni, o che mi inviti addirittura a vedere un film, che non ho potuto declinare.
E così ho salutato il sole per l'ultima volta.
Il film veniva proiettato in un teatro che non avevo mai sentito prima. Arriviamo leggermente in ritardo. L'entrata è libera, quindi non dovrebbero esserci problemi per i biglietti.
Ci vengono ad accogliere addirittura aprendoci la porta.
- Vi aspettavamo -.
È Martin, l'amico di mio fratello.
Ormai lo considero anche un mio caro vecchio amico, anche se non ci sentiamo molto spesso, ha conquistato ormai la mia simpatia. Ha origini cilene, ma ha vissuto in Italia ormai da tantissimi anni. Ogni volta che si ferma a casa da noi ci fermiamo a parlare degli ultimi film e serie tv. È un buon conversatore, molto preparato.
Scopriamo che la giornata cinema l'ha organizzata completamente lui, con la complicità di un suo amico. Hanno ottenuto il permesso di utilizzare un vecchio teatro e lo hanno trasformato in una piccola sala cinematografica esclusiva con proiettore e impianto di amplificazione dolby surround per un'esperienza immersiva e bassi profondi.
Pochi posti riservati ai soli eletti scelti.

L'organizzazione prevedeva anche un rinfresco prima del film.
Pop-corn, bibite, patatine e un piatto enorme di omelettes che abbiamo riscaldato in tempo reale su un fornelletto elettrico recuperato da uno sgabuzzino.
Farcitura alla marmellata o nutella per soddisfare tutti i palati.
Avevano pensato proprio a tutto.
Tra chiacchiere e manciate di patatine, quello che doveva essere un buffet prende le proporzioni di un pasto pantagruelico che potrebbe trascinarsi per tutta la giornata, fino a quando non ricordiamo lo scopo del nostro incontro e a pancia piena andiamo a sederci davanti allo schermo.
Il film si chiama Colonia. È uscito appena l'anno scorso, ma non ne avevo mai sentito parlare.
Ed effettivamente il film è incredibilmente passato ovunque inosservato.
Eppure ci hanno provato a renderlo più visibile, inserendo lei tra i protagonisti.

Che non è proprio la mia attrice preferita, ma rimane sempre un buon pretesto per attirare l'attenzione al botteghino.
E invece no. Questo film non se l'è filato proprio nessuno.
E il motivo risiede forse nella sua storia. Uno dei capitoli più bui e terribili della storia cilena. Una di quelle pagine dimenticate dietro la sanguinaria dittatura di Pinochet.
Siamo alle origini del colpo di Stato che ha portato il fascismo al potere in Cile. A capo del governo c'è Salvador Allende, che verrà presto assassinato, e si presagisce già forte tensione politica.
A fianco a me Martin alza il pugno e intona assieme al popolo "Allende, Allende el pueblo te defiende". Non conosco bene la vicenda, ma credo si tratti di un momento storico particolarmente sentito per i cileni.
Il vantaggio di condividere questi momenti con chi conosce da vicino la storia dei protagonisti, come il mio amico italo-cileno, è che puoi contare sempre su informazioni di prima mano.

La storia ruota attorno ad un giovane attivista politico tedesco e la sua ragazza che si trovano coinvolti nel colpo di stato e accusati di sostenere l'opposizione. Lui viene portato in un centro di detenzione segreto, Colonia Dignidad. E lei tenta disperatamente di rintracciarlo.
Colonia Dignidad era una comunità religiosa benefica e isolata dal mondo, fondata da un predicatore tedesco che voleva mantenere vive le tradizioni tedesche e lo spirito religioso in Cile.
In realtà si trattava di un ex-nazista sfuggito alla guerra e ora libero di applicare le peggiori tradizioni naziste nel suo piccolo mondo nascosto ai confini remoti del Cile, con la complicità delle autorità cilene e l'omertà dell'ambasciata tedesca.
Un campo di concentramento travestito da comunità religiosa nel quale lui era padrone totale e venerato e nel quale violenze e abusi erano all'ordine del giorno.
Il suo piccolo paradiso perverso.
Un inferno recintato di filo spinato per i suoi discepoli.
Una storia malata, terribile. Purtroppo ancora troppo attuale con gli ultimi Nauru Files.
La protagonista riesce finalmente ad entrare a fare parte della comunità e ad unirsi agli altri adepti, nella speranza di rintracciare il proprio amato, nascosto e torturato in questo centro.
Nel film vengono scanditi con estrema lentezza i giorni che passano a Colonia Dignidad, dove viene abbandonata ogni umanità e prende il posto rassegnazione e disperazione.
Claustrofobico, angosciante. Il film lascia una brutta sensazione sporca e malata fino alla fine.
Non è stato facile da digerire, anche se tecnicamente è solido e ben realizzato, pur senza particolari guizzi di regia. Tutto sommato ho apprezzato la fotografia cupa di Kolja Brandt.
Ma forse è meglio se torno a guardare film asiatici.

E così ho salutato il sole per l'ultima volta.
Il film veniva proiettato in un teatro che non avevo mai sentito prima. Arriviamo leggermente in ritardo. L'entrata è libera, quindi non dovrebbero esserci problemi per i biglietti.
Ci vengono ad accogliere addirittura aprendoci la porta.
- Vi aspettavamo -.
È Martin, l'amico di mio fratello.
Ormai lo considero anche un mio caro vecchio amico, anche se non ci sentiamo molto spesso, ha conquistato ormai la mia simpatia. Ha origini cilene, ma ha vissuto in Italia ormai da tantissimi anni. Ogni volta che si ferma a casa da noi ci fermiamo a parlare degli ultimi film e serie tv. È un buon conversatore, molto preparato.
Scopriamo che la giornata cinema l'ha organizzata completamente lui, con la complicità di un suo amico. Hanno ottenuto il permesso di utilizzare un vecchio teatro e lo hanno trasformato in una piccola sala cinematografica esclusiva con proiettore e impianto di amplificazione dolby surround per un'esperienza immersiva e bassi profondi.
Pochi posti riservati ai soli eletti scelti.

L'organizzazione prevedeva anche un rinfresco prima del film.
Pop-corn, bibite, patatine e un piatto enorme di omelettes che abbiamo riscaldato in tempo reale su un fornelletto elettrico recuperato da uno sgabuzzino.
Farcitura alla marmellata o nutella per soddisfare tutti i palati.
Avevano pensato proprio a tutto.
Tra chiacchiere e manciate di patatine, quello che doveva essere un buffet prende le proporzioni di un pasto pantagruelico che potrebbe trascinarsi per tutta la giornata, fino a quando non ricordiamo lo scopo del nostro incontro e a pancia piena andiamo a sederci davanti allo schermo.
Il film si chiama Colonia. È uscito appena l'anno scorso, ma non ne avevo mai sentito parlare.
Ed effettivamente il film è incredibilmente passato ovunque inosservato.
Eppure ci hanno provato a renderlo più visibile, inserendo lei tra i protagonisti.

Che non è proprio la mia attrice preferita, ma rimane sempre un buon pretesto per attirare l'attenzione al botteghino.
E invece no. Questo film non se l'è filato proprio nessuno.
E il motivo risiede forse nella sua storia. Uno dei capitoli più bui e terribili della storia cilena. Una di quelle pagine dimenticate dietro la sanguinaria dittatura di Pinochet.
Siamo alle origini del colpo di Stato che ha portato il fascismo al potere in Cile. A capo del governo c'è Salvador Allende, che verrà presto assassinato, e si presagisce già forte tensione politica.
A fianco a me Martin alza il pugno e intona assieme al popolo "Allende, Allende el pueblo te defiende". Non conosco bene la vicenda, ma credo si tratti di un momento storico particolarmente sentito per i cileni.
Il vantaggio di condividere questi momenti con chi conosce da vicino la storia dei protagonisti, come il mio amico italo-cileno, è che puoi contare sempre su informazioni di prima mano.

La storia ruota attorno ad un giovane attivista politico tedesco e la sua ragazza che si trovano coinvolti nel colpo di stato e accusati di sostenere l'opposizione. Lui viene portato in un centro di detenzione segreto, Colonia Dignidad. E lei tenta disperatamente di rintracciarlo.
Colonia Dignidad era una comunità religiosa benefica e isolata dal mondo, fondata da un predicatore tedesco che voleva mantenere vive le tradizioni tedesche e lo spirito religioso in Cile.
In realtà si trattava di un ex-nazista sfuggito alla guerra e ora libero di applicare le peggiori tradizioni naziste nel suo piccolo mondo nascosto ai confini remoti del Cile, con la complicità delle autorità cilene e l'omertà dell'ambasciata tedesca.
Un campo di concentramento travestito da comunità religiosa nel quale lui era padrone totale e venerato e nel quale violenze e abusi erano all'ordine del giorno.
Il suo piccolo paradiso perverso.
Un inferno recintato di filo spinato per i suoi discepoli.
Una storia malata, terribile. Purtroppo ancora troppo attuale con gli ultimi Nauru Files.
La protagonista riesce finalmente ad entrare a fare parte della comunità e ad unirsi agli altri adepti, nella speranza di rintracciare il proprio amato, nascosto e torturato in questo centro.
Nel film vengono scanditi con estrema lentezza i giorni che passano a Colonia Dignidad, dove viene abbandonata ogni umanità e prende il posto rassegnazione e disperazione.
Claustrofobico, angosciante. Il film lascia una brutta sensazione sporca e malata fino alla fine.
Non è stato facile da digerire, anche se tecnicamente è solido e ben realizzato, pur senza particolari guizzi di regia. Tutto sommato ho apprezzato la fotografia cupa di Kolja Brandt.
Ma forse è meglio se torno a guardare film asiatici.

sabato 15 ottobre 2016
Caduta libera

Dell'Insicuro credo di averne già parlato. Ma vi piazzo qui il link ancora, perché mi piacciono. Perché sono fighi. Perché sono dei ragazzi ribelli maledettamente affascinanti. Perché credo che meritino molta più visibilità di quella che hanno già e perché è bello parlarne. Perché grazie a loro ho scoperto quegli altri fighi dei Light Whales e perché questa è una delle interviste più interessanti che abbia letto recentemente.
E poi perché cercavo un pretesto per pubblicare questo altro disegnino che fa parte della collezione di magliette e shopper che abbiamo realizzato in esclusiva per loro.
P R I M A R Y 프라이머리
Ho sempre reputato il Kpop vera spazzatura. Ma la verità è che frugando a fondo (molto a fondo) si può trovare ancora roba bella. Grazie per la traduzione, tu che hai fatto il video. È ancora più intensa scoprendo il significato nascosto delle parole.
sabato 8 ottobre 2016
Bleak night

Un ragazzo si è suicidato. Poco meno di ventenne, frequentava ancora gli ultimi anni di scuola. Il padre cerca di rintracciare i vecchi compagni di classe e ricostruire gli ultimi istanti di vita del figlio per scoprire cosa lo ha spinto verso il suo atto estremo. Un ragazzo qualsiasi, come tanti altri, sicuro di sè, popolare in classe, amava trascorrere le giornate giocando a baseball con i suoi due migliori amici e confidarsi con loro. Un'amicizia indissolubile, eppure uno di loro abbandona improvvisamente la scuola e l'altro non si presenta nemmeno al suo funerale. Un'amicizia che cominciava già ad incrinarsi. Emergono frammenti del suo passato attraverso gli sguardi e le voci degli amici che lo hanno conosciuto. Si scopre la sua aggressività, il bullismo. La competizione per la stessa ragazza. La rabbia e la frustrazione per la perdita della madre. La mancanza di autocontrollo. L'orgoglio, la voglia di prevalere sugli altri e la solitudine. Non ci sono risposte sulla sua morte, ma rimangono tanti dubbi e interrogativi mano a mano che si esplora la complessità delle relazioni e le incontrollabili conseguenze di ogni azione.
Grigia, piovosa, la giornata era perfetta per questo film malinconico e introspettivo dalle tinte offuscate. L'ho guardato sorseggiando una tazza di the verde di Jeju, attualmente il mio preferito (magari un giorno ne parlo). È stato un interessante viaggio nella psicologia dei personaggi, anche se alla fine mi ha lasciato un po' freddo. Non ci sono musiche ad accompagnare i dialoghi, solo rumori di fondo e tanto, tanto silenzio. La camera a mano segue ossessivamente i personaggi, accompagnandoli in ogni azione e i movimenti di camera imperfetti donano spontaneità e realismo alle riprese. Sembra di partecipare direttamente come spettatori a scene di vita reale, piccole vicende casuali che costruiscono la trama. Questo film era nato inizialmente come progetto scolastico, ma ha acquistato fama e riconoscimenti partecipando a premi internazionali ed è secondo me uno dei più interessanti esperimenti del cinema indipendente coreano. Sicuramente lo è dal punto di vista visivo, nel creare un'atmosfera cupa attraverso tonalità fredde e spente, quasi invernali. I cieli nuvolosi, le ombre scure riflettono i sentimenti e i pensieri di personaggi persi nel limbo delle proprie vite.
Year: 2010
Director: Yoon Sung-Hyun
DOP: Byun Bong-Sun
Vote: ⁕⁕⁕
venerdì 7 ottobre 2016
Keep it cool #2
Cercavo informazioni sul film e questo è stato uno dei primi risultati. Fico! Non conoscevo Kelela, ma mi piace già!
Movie Review #3 - Keep cool

Zhang Yimou l'ho conosciuto per la prima volta in una bancarella di film usati. Lo sguardo duro di Christian Bale in copertina aveva catturato la mia attenzione, il titolo mi scatenava curiosità nella testa e avevo già sentito il nome del regista. Era I fiori della guerra, e me lo sono guardato quella sera stessa. Mi era piaciuto molto. Uno di quei film che ti rapiscono nella Cina di metà novecento e non ti mollano per due ore, fino a quando non ti lasciano un retrogusto agrodolce ai titoli di coda per la delusione di dover tornare alla banalità della vita quotidiana. Devo ancora recuperare le sue cose più famose, ma conoscevo questo regista per i suoi wuxia epici e i comabattimenti coreografici che sono diventati il suo marchio di fabbrica e in una delle mie razzie in biblioteca sono rimasto sorpreso di scoprire come suoi primi film non erano altro che commedie romantiche leggere.
Keep cool (o per dirla in cinese: You hua hao hao shuo) è un film allegro, decisamente lontano dai toni cupi dei fiori della guerra, ma divertentissimo nella sua comicità deliziosamente naïve. Racconta i disastrosi tentativi di Zhao, un venditore di libri ingenuo e sempliciotto di riconquistare il cuore della bella e volubile An Hong che lo ha appena lasciato per mettersi insieme con un boss della mafia locale. Zhao vuole prendersi una rivalsa sul suo rivale in amore, incurante dei pericoli a cui potrebbe andare incontro sfidando un potente boss, e viene disperatamente convinto a desistere dal suo proposito da Zhang, un vecchio impiegato che suo malgrado si ritrova coinvolto in questo triangolo amoroso. fino a quando il film non arriva ad assumere toni sempre più neri e surreali nel suo epilogo delirante. Un film leggero che mantiene vivacità ed interesse con una ripresa spesso mossa e dinamica e inquadrature insolite e molto spinte. Il grandangolo nella scena al ristorante enfatizza ancora di più i toni grotteschi e surreali della scena che si sta svolgendo. Molto bella la fotografia calda nelle scene d'interni e gli scorci della Pechino di fine novecento.
Year: 1997
Director: Zhang Yimou
Vote: ⁕⁕⁕
giovedì 6 ottobre 2016
Movie Review #2 - The Client
Sono un amante del cinema infedele e incostante. Vado spesso a periodi che si alternano tra momenti di bulimia cinematografica e completa astinenza, nei quali manifesto alcune delle mie idiosincrasie più tipiche. Una tra queste è la mia tendenza a seguire dei periodi tematici, nei quali mi nutro di quanta più cultura generale possibile attorno ad un certo argomento. Il mese scorso ho avuto una vaga infatuazione per il cinema indiano. Questa volta sono i film e la cultura est-asiatica. Seguo alcune serie tv coreane e taiwanesi e sono consapevole della mediocrità generale di molte di esse. Eppure, ancora si trova qualche piccola gemma che brilla tra di esse. Ogni tanto ci provo anche con il cinema più classico, alla ricerca di idee e visioni alternative al cinema occidentale più mainstream, e a volte rimango piacevolmente sorpreso da alcune intuizioni cinematografiche che riscopro di tanto in tanto.
In questa ricerca nel cinema asiatico non ho regole precise, ma mi lascio andare al caso e all'ispirazione del momento. Cercando qualcosa di leggero per la sera, mi sono imbattuto in the Client, thriller giudiziario dall'impianto piuttosto semplice, ma che mi ha saputo intrattenere per tutta la durata del film, divertendomi. E questo è proprio ciò che è "the Client", un film snello, leggero, senza troppe ambizioni, ma con gli interessanti tocchi di regia di Sohn Young-Sung, che rendono il film ancora più godibile, tra stacchi rapidi e un ritmo fluido e incalzante. La trama corre su binari solidi verso un plotwist finale ancora più inaspettato, data la linearità dell'impianto. In generale? bello, mi è piaciuto e sono rimasto piacevolmente sorpreso dalle scelte di regia. Me lo riguarderò per studiarmelo meglio.
Year: 2011Director: Sohn Young-SungVote: ⁕⁕⁕
martedì 4 ottobre 2016
Insicurezza
L'insicuro è un blog che parla di cose. Ma ne parla bene, quindi vale la pena buttarci un occhio. Seguo questo gruppo di ragazzi spettinati da un po' e sono finalmente soddisfatto di poter collaborare con loro. Questa è la prossima shopper che sarà realizzata esclusivamente per loro.
unexpected
Ci sono inciampato per caso, ma mi ha lasciato per qualche minuto in ascolto estatico. Bell'album, ma soprattuto inaspettato, davvero.
Movie Review #1 - Asako in ruby shoes
Asako in ruby shoes è una storia che parla di solitudine. E la descrive in modo leggero, sottile, attraverso la vita quotidiana di due personaggi straordinari nella loro grigia normalità. Le loro vite sono raccontate attraverso dettagli, piccoli e innumerevoli spaccati che ricostruiscono le loro personalità differenti. Dettagli come i dialoghi tra due colleghe origliati nel bagno dell'ufficio, o i giorni che scorrono nello spogliatoio dove la protagonista (Ayo) lavora. Inquadrature frontali, silenziose, delicate, come le due gemelle che compaiono in camera a metà film. Le inquadrature, il montaggio e la fotografia, morbida e curatissima, sono la cifra stilistica di questa perla nippo-coreana. Un film lento e seducente, visivamente appagante.
Ho già detto che mi è piaciuto moltissimo?
Year: 2000
Director: Lee Je-Yong
Vote: *****
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