sabato 8 ottobre 2016

Bleak night





Un ragazzo si è suicidato. Poco meno di ventenne, frequentava ancora gli ultimi anni di scuola. Il padre cerca di rintracciare i vecchi compagni di classe e ricostruire gli ultimi istanti di vita del figlio per scoprire cosa lo ha spinto verso il suo atto estremo. Un ragazzo qualsiasi, come tanti altri, sicuro di sè, popolare in classe, amava trascorrere le giornate giocando a baseball con i suoi due migliori amici e confidarsi con loro. Un'amicizia indissolubile, eppure uno di loro abbandona improvvisamente la scuola e l'altro non si presenta nemmeno al suo funerale. Un'amicizia che cominciava già ad incrinarsi. Emergono frammenti del suo passato attraverso gli sguardi e le voci degli amici che lo hanno conosciuto. Si scopre la sua aggressività, il bullismo. La competizione per la stessa ragazza. La rabbia e la frustrazione per la perdita della madre. La mancanza di autocontrollo. L'orgoglio, la voglia di prevalere sugli altri e la solitudine. Non ci sono risposte sulla sua morte, ma rimangono tanti dubbi e interrogativi mano a mano che si esplora la complessità delle relazioni e le incontrollabili conseguenze di ogni azione.

 Grigia, piovosa, la giornata era perfetta per questo film malinconico e introspettivo dalle tinte offuscate. L'ho guardato sorseggiando una tazza di the verde di Jeju, attualmente il mio preferito (magari un giorno ne parlo). È stato un interessante viaggio nella psicologia dei personaggi, anche se alla fine mi ha lasciato un po' freddo. Non ci sono musiche ad accompagnare i dialoghi, solo rumori di fondo e tanto, tanto silenzio. La camera a mano segue ossessivamente i personaggi, accompagnandoli in ogni azione e i movimenti di camera imperfetti donano spontaneità e realismo alle riprese. Sembra di partecipare direttamente come spettatori a scene di vita reale, piccole vicende casuali che costruiscono la trama. Questo film era nato inizialmente come progetto scolastico, ma ha acquistato fama e riconoscimenti partecipando a premi internazionali ed è secondo me uno dei più interessanti esperimenti del cinema indipendente coreano. Sicuramente lo è dal punto di vista visivo, nel creare un'atmosfera cupa attraverso tonalità fredde e spente, quasi invernali. I cieli nuvolosi, le ombre scure riflettono i sentimenti e i pensieri di personaggi persi nel limbo delle proprie vite.


 Year: 2010
 Director: Yoon Sung-Hyun
 DOP: Byun Bong-Sun
 Vote: ⁕⁕⁕



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