E così ho salutato il sole per l'ultima volta.
Il film veniva proiettato in un teatro che non avevo mai sentito prima. Arriviamo leggermente in ritardo. L'entrata è libera, quindi non dovrebbero esserci problemi per i biglietti.
Ci vengono ad accogliere addirittura aprendoci la porta.
- Vi aspettavamo -.
È Martin, l'amico di mio fratello.
Ormai lo considero anche un mio caro vecchio amico, anche se non ci sentiamo molto spesso, ha conquistato ormai la mia simpatia. Ha origini cilene, ma ha vissuto in Italia ormai da tantissimi anni. Ogni volta che si ferma a casa da noi ci fermiamo a parlare degli ultimi film e serie tv. È un buon conversatore, molto preparato.
Scopriamo che la giornata cinema l'ha organizzata completamente lui, con la complicità di un suo amico. Hanno ottenuto il permesso di utilizzare un vecchio teatro e lo hanno trasformato in una piccola sala cinematografica esclusiva con proiettore e impianto di amplificazione dolby surround per un'esperienza immersiva e bassi profondi.
Pochi posti riservati ai soli eletti scelti.

L'organizzazione prevedeva anche un rinfresco prima del film.
Pop-corn, bibite, patatine e un piatto enorme di omelettes che abbiamo riscaldato in tempo reale su un fornelletto elettrico recuperato da uno sgabuzzino.
Farcitura alla marmellata o nutella per soddisfare tutti i palati.
Avevano pensato proprio a tutto.
Tra chiacchiere e manciate di patatine, quello che doveva essere un buffet prende le proporzioni di un pasto pantagruelico che potrebbe trascinarsi per tutta la giornata, fino a quando non ricordiamo lo scopo del nostro incontro e a pancia piena andiamo a sederci davanti allo schermo.
Il film si chiama Colonia. È uscito appena l'anno scorso, ma non ne avevo mai sentito parlare.
Ed effettivamente il film è incredibilmente passato ovunque inosservato.
Eppure ci hanno provato a renderlo più visibile, inserendo lei tra i protagonisti.

Che non è proprio la mia attrice preferita, ma rimane sempre un buon pretesto per attirare l'attenzione al botteghino.
E invece no. Questo film non se l'è filato proprio nessuno.
E il motivo risiede forse nella sua storia. Uno dei capitoli più bui e terribili della storia cilena. Una di quelle pagine dimenticate dietro la sanguinaria dittatura di Pinochet.
Siamo alle origini del colpo di Stato che ha portato il fascismo al potere in Cile. A capo del governo c'è Salvador Allende, che verrà presto assassinato, e si presagisce già forte tensione politica.
A fianco a me Martin alza il pugno e intona assieme al popolo "Allende, Allende el pueblo te defiende". Non conosco bene la vicenda, ma credo si tratti di un momento storico particolarmente sentito per i cileni.
Il vantaggio di condividere questi momenti con chi conosce da vicino la storia dei protagonisti, come il mio amico italo-cileno, è che puoi contare sempre su informazioni di prima mano.

La storia ruota attorno ad un giovane attivista politico tedesco e la sua ragazza che si trovano coinvolti nel colpo di stato e accusati di sostenere l'opposizione. Lui viene portato in un centro di detenzione segreto, Colonia Dignidad. E lei tenta disperatamente di rintracciarlo.
Colonia Dignidad era una comunità religiosa benefica e isolata dal mondo, fondata da un predicatore tedesco che voleva mantenere vive le tradizioni tedesche e lo spirito religioso in Cile.
In realtà si trattava di un ex-nazista sfuggito alla guerra e ora libero di applicare le peggiori tradizioni naziste nel suo piccolo mondo nascosto ai confini remoti del Cile, con la complicità delle autorità cilene e l'omertà dell'ambasciata tedesca.
Un campo di concentramento travestito da comunità religiosa nel quale lui era padrone totale e venerato e nel quale violenze e abusi erano all'ordine del giorno.
Il suo piccolo paradiso perverso.
Un inferno recintato di filo spinato per i suoi discepoli.
Una storia malata, terribile. Purtroppo ancora troppo attuale con gli ultimi Nauru Files.
La protagonista riesce finalmente ad entrare a fare parte della comunità e ad unirsi agli altri adepti, nella speranza di rintracciare il proprio amato, nascosto e torturato in questo centro.
Nel film vengono scanditi con estrema lentezza i giorni che passano a Colonia Dignidad, dove viene abbandonata ogni umanità e prende il posto rassegnazione e disperazione.
Claustrofobico, angosciante. Il film lascia una brutta sensazione sporca e malata fino alla fine.
Non è stato facile da digerire, anche se tecnicamente è solido e ben realizzato, pur senza particolari guizzi di regia. Tutto sommato ho apprezzato la fotografia cupa di Kolja Brandt.
Ma forse è meglio se torno a guardare film asiatici.

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