sabato 26 novembre 2016

Aaron chi... ?


- Ma come, non conosci Aaron Sorkin? -
- Aaron chi...? -
- Ma dai, Aaron Sorkin! praticamente uno dei maggiori sceneggiatori cinematografici del momento! -
- No, non lo conosco per nulla... -
- Ma scusa, hai mai visto "the Newsroom"?
- ehm... no, solo la prima puntata - 

...

- ... Ah, ora capisco molte cose... - 

Un po' di tempo fa ho avuto una discussione di questo tipo con qualcuno. 
Inutile dirvi che ero io quello completamente ignorante sull'argomento. Avevo provato a guardare "the Newsroom", una volta. Il tema legato al giornalismo mi interessava molto, ma la puntata non mi aveva acchiappato molto, e mi sono fatto distrarre facilmente dal fascino maledetto di  House of Cards, dimenticandomi completamente di questa serie. 
Grazie ai prodigi dell'internet, scopro che il buon Aaron non scrive solo per la televisione, ma anche per il cinema (e infatti oltre a Newsroom, dovrò recuperare anche l'ultimo Steve Jobs di Danny Boyle), e che ha vinto anche numerosi premi.

Eppure non avevo mai sentito parlare di lui. 
Strano, perchè è dai tempi del righello di Diego Cajelli che ho cominciato ad incuriosirmi dell'oscuro mondo della sceneggiatura, e nel corso del tempo ho cercato di approfondirlo sempre di più attraverso grandi classici  e studiando scripts online. Avevo provato anche a seguire qualche blog sull'argomento, ma evidentemente ho ancora tante cose da scoprire. 
A questo punto volevo saperne di più. 
Chi è questo Aaron Sorkin, cosa fa, dove vive, chi frequenta.. domande a cui dovevo avere risposta. 

Ma, come si sa, le vie dell'Internet sono infite, ed è così che mi sono ritrovato in possesso del corso Masterclass di Aaron Sorkin (grazie, amica mia!). 
Un lungo monologo nel quale il pluripremiato scrittore si racconta, e condivide tanti retroscena del suo lavoro, con grande semplicità e modestia.
Già dalle prime battute si mette completamente a nudo e rivela: "sono più bravo a comunicare attraverso la scrittura che con le parole, quindi perdonatemi...".
Ed è un bellissimo scorcio sul suo mondo quello si scopre attraverso le sue parole. Tanto simile al mio e a quello di tanti altri creativi. Anzi, ho trovato davvero affascinate il parallelismo tra l'arte della scrittura e tutti gli altri campi creativi. 
Abbiamo tutti gli stessi dubbi, le stesse difficoltà, lo stesso blocco di fronte al foglio bianco della nostra mente che dobbiamo in qualche modo riempire. Aaron spende i primi mesi a sbattere la testa contro il muro, prima di mettersi veramente ad affrontare il proprio lavoro, e se si blocca su una scena non riesce più ad andare avanti fino a quando non è completamente risolta. 
".. e ogni giorno che passa senza trovare una soluzione, mi fa sentire sempre peggio del giorno prima". Quando deve trovare l'ispirazione prende l'auto e comincia a viaggiare a vuoto, con lo stereo acceso. A volte è un semplice pezzo musicale a scatenargli le immagini giuste nella mente.
Potrei sostituire la parola "sceneggiatore", con quella di "designer", "illustratore", "creativo", e credo che si potrebbero raccontare storie ed episodi molto simili. 

Ma a parte tutto questo sono davvero preziose le sue osservazioni sulla sceneggiatura. Sono giudizi spesso netti, che scavano dentro l'essenza totale di ogni storia, forgiati da anni di esperienza. 

"Una storia, qualsiasi storia, nasce dal conflitto. Se non c'è conflitto non stai scrivendo una storia, stai facendo giornalismo."

"Devi rendere il conflitto realistico: deve essere chiaro l'obiettivo che vuole perseguire il protagonista e gli ostacoli che si troverà a superare."

"Ogni storia che creo nasce da queste premesse indispensabili."

C'è ancora tanto da imparare, e questo è solo l'inizio. Ma apre già la mente alle possibilità infinite che si nascondono dal foglio bianco.


Out of the box




Non accade tanto spesso, ma ci sono volte nelle quali finisco una giornata abbastanza soddisfatto del mio lavoro. Ecco, questo è uno di quei momenti.

Illustrazione dedicata al Vietnam.

domenica 20 novembre 2016

Mountains



La voce di Yuna è una di quelle cose che riescono a mettermi in pace con il mondo.

lunedì 7 novembre 2016

Election




Mancano meno di dodici ore alle elezioni americane. Probabilmente uno dei momenti più storici del duemilasedici, quello che deciderà se il futuro del mondo sarà guidato da un fascista autoritario fuori controllo o da una guerrafondaia corrotta. In questo momento preferisco la guerrafondaia, almeno sembra più educata, ma chissà cosa deciderà il popolo, dopo la sanguinosa battaglia elettorale che li ha trascinati fino al giorno delle elezioni.
Sono stato risucchiato anch'io nel vortice elettorale e ho seguito con interesse il dispiegarsi di una trama ricca di complotti, colpi di scena, relazioni intricate, personaggi memorabili e terribili super-cattivi. Un articolo del New Yorker descriveva questo anno elettorale proprio come una perfetta trama cinematografica che un giorno verrà forse raccontata come uno dei momenti più entusiasmanti e drammatici della politica moderna.
Ma in realtà non era di questo che volevo parlare. O forse sì, in parte.
In realtà volevo parlare di "Election" di Tom Perrotta. Ero desideroso di leggere qualcosa sul tema e mi sono imbattuto in questa deliziosa commedia scolastica che racconta la lotta di alcuni studenti per la candidatura a rappresentante d'Istituto, che diventa così importante da prendere contorni paradossali e conseguenze per tutti i protagonisti coinvolti. In questa corsa presidenziale non mancano i complotti, le guerriglie, le menzogne e tutte le ipocrisie di una vera campagna elettorale che si rispetti, e forse è proprio per questo che mi è piaciuto tanto. È stato scritto nel lontano 1992, quando a candidarsi era proprio Bill Clinton (ma pensa che coincidenza!), ma trovo il parallelismo con le presidenziali attuali davvero calzante. Non credo di aver visto una lotta politica così sporca, almeno in America, come quella di quest'anno.
E così anche in questo libro vengono raccontate gli stessi colpi bassi di una campagna senza esclusione di colpi nella quale si fa di tutto per ottenere l'ambito riconoscimento: l'ascesa a rappresentante, come una specie di esperimento in miniatura della realtà adulta, un "signore delle mosche" in chiave politica, però più divertente e leggero e senza foreste in fiamme.
Ma in realtà il libro racconta più semplicemente il teatro quotidiano della vita scolastica. I desideri e le paure adolescenziali, gli amori, le storie e i piccoli drammi che si consumano tra lo spogliatoio della palestra e l'aula di chimica, così come le aspettative e i fallimenti degli insegnanti che tentano di adempiere alla loro missione educatrice, ma spesso vittime dei propri vizi e limiti umani.
Election è una storia corale di persone che si incrociano, si scontrano e si ritrovano sullo stesso cammino. Infine, una storia gradevole, leggera, da leggere tutta d'un fiato e riporre sugli scaffali con un sorriso sul viso.

mercoledì 2 novembre 2016

Hana Hana Hangul / 하나 하나 한글



Non so se si era capito, sto cercando di imparare la lingua coreana.
Devo ancora capire cosa questo mi possa servire, ma per il momento si tratta di un'attività interessante, che mi sta dando modo di scoprire cose nuove.
Non è qualcosa che segue un obiettivo specifico. Lo faccio solo per me stesso, per ampliare la mia conoscenza e soddisfare una mia curiosità. Non ho nemmeno interesse a diventare fluente o a conoscerlo alla perfezione, lo faccio senza impegno unicamente per divertimento.
E la cosa bella è che non mi sta richiedendo nemmeno tempo in più.
Posso esercitarmi quando voglio, la mattina, mentre aspetto che il caffè abbia finito di gorgoliare, durante la giornata, mentre attendo una mail di risposta, la sera, prima di andare a dormire.
Ovunque sono, mi basta solo una penna ed un taccuino.
L'importante è cercare di provarci, almeno un po'. Tutti i giorni.
Non costa niente, ma si possono ottenere risultati.
Per esempio, ho imparato a leggere e scrivere in Hangeul, l'alfabeto coreano.
Non lo so ancora perfettamente, ovviamente. Ma non importa, sono contento del risultato ed è stato bello conoscere e mettere in pratica qualcosa di nuovo.

In realtà si tratta di un esperimento che nasce da molto lontano, da questo articolo qui, e da un libro, che per primi mi hanno suggerito l'importanza e il valore delle piccole sfide con sé stessi e dei piccoli obiettivi quotidiani.
Sto cominciando così, ma la mia intenzione è quella di espandere le mie abitudini verso nuove attività, come la corsa e la palestra, tutti i giorni, e la scrittura mancina, per stimolare l'emisfero destro del cervello.

Se guardo indietro, scopro di aver già ottenuto alcuni risultati in questo modo. Se oggi posso dire di conoscere l'inglese, penso sia dovuto al fatto di essermi sforzato di leggerlo e ascoltarlo per tanto tempo.
A dir la verità non sono mai stato particolarmente brillante con l'inglese. L'ho imparato tardi e male, e per tutto il corso scolastico non ho mai avuto una formazione costante.

E poi preferivo il tedesco.

Ma ero così ingenuo da pensare di poter prendere una certificazione, addirittura un bidue. Ah, beata gioventù! Durante gli incontri di formazione non mi ero mai sentito così umiliato dalla mia ignoranza, in mezzo a tanti studentelli molto più bravi di me.
È stata la prima volta nella quale sono diventato consapevole della mia mancanza. Ho rinunciato alla certificazione, ma mi sono ripromesso di impegnarmi ad imparare la lingua autonomamente.
I film, i libri, le notizie, le informazioni dovevano essere tutte in inglese, per potermi esercitare spontaneamente tutti i giorni. E oggi non ho più problemi a comprenderlo.

Lo so, non ho ancora risposto alla tua domanda. Perché proprio il coreano?
Ci sono vari motivi. Alcuni nascono dalla amicizia che avevo saldato con alcuni simpatici coreani in Irlanda, altri dalla curiosità di scoprire meglio l'Estremo Oriente, la cui cultura mi affascina profondamente. La Corea custodisce una cultura millenaria che ha saputo imporsi in un piccolo angolo di Asia a metà strada tra due giganti come la Cina e il Giappone e che tuttora è gelosa della propria identità unica.
E poi mi sta dando modo di scoprire a piccoli passi una sensibilità estetica molto differente da quella occidentale e che trovo adorabile!

No, il disegno non è mio, ma di un bravo artista coreano che ho scoperto qui: 좋아한多

IU / 아이유



Una di quelle canzoni che fanno apparire un raggio di sole anche nelle giornate di pioggia