martedì 13 dicembre 2016
Kimono di seta
Quando ho bisogno di musica vado a cercarla su Youtube, mi piace molto, perché solo qui si riescono a trovare album completamente sconosciuti e molto interessanti. Cose che nemmeno esistono su Spotify. E poi, se sei fortunato, trovi anche qualche video musicale ad accompagnare la canzone, il che non guasta, anche se non sempre riesco a prestargli molta attenzione.
Ogni tanto però, si trovano dei piccoli gioielli che ti catturano con eleganza fino alla fine.
Ecco, questo è uno di quelli. Non so perché mi piaccia così tanto, anzi, è un video piuttosto convenzionale. Eppure in questo duetto rap tutto sembra essere perfetto: lo stile cinematografico, i colori, le luci, l'atmosfera, il ritmo chilly, il blend di voci maschili e femminili, gli attori, Kang Minjeong e Lee Jae Min, i vestiti... soprattutto i vestiti! che meraviglia quei kimono di seta.
Mad Clown feat. Lee Hae Ri - Lie
venerdì 9 dicembre 2016
martedì 6 dicembre 2016
Il cimitero delle idee sbagliate
Ci stavo riflettendo ieri, al termine di una lunga giornata ad alta tensione, come tante, prima della presentazione di un nuovo progetto.
Quante idee, tentativi, strade sbagliate vengono buttate e non vedono mai luce? È frustrante strappare ancora una volta la pagina e buttarla nel cestino per ricominciare daccapo. Fissare il foglio sperando che da quel rettangolo di cellulosa bianca si possa materializzare magicamente l'idea perfetta.
Capita a tutti questo momento. E ognuno mette in campo i propri rituali per trovare la luce nel buio. C'è chi corre, chi si fa una passeggiata, una doccia fredda, un salto in libreria, chi si lascia al cazzeggio libero su internet, chi si concede una seduta prolungata sulla tazza del bagno, altri che invocano i vari dèi della creatività, sperando che almeno dal cielo venga il lampo di genio, c'è chi si affida a funghi allucinogeni, chi applica il pensiero laterale e c'è chi si lava i denti (notoriamente il momento più creativo della giornata). Ogni arma è buona per raggiungere il Nirvana delle idee perfette, mentre la scadenza finale si mostra sempre più vicina e minacciosa.
Ma a volte non arriva niente.
Niente.
Per giorni.
Fino al colpo di scena finale.
Stavo cercando nuove idee per una importante fiera della comunicazione in Italia. Avevamo già definito lo stile e il messaggio, e dovevo soltanto cominciare a lavorarci.
Una città. "La città della comunicazione". Ok, sembra facile. Comincio.

Schizzo velocemente l'idea che ho in testa e comincio a lavorare al computer.

Ma non sono tanto convinto della piega che sto prendendo.
Cominciano a venirmi i primi dubbi.
Ricomincio da zero, concentrandomi sui dettagli questa volta.

Ok. sembra andare. Ma deve essere una città.
È l'ultimo giorno e devo tirare fuori velocemente qualcosa di apprezzabile.
Abbozzo velocemente l'idea di città che ho in mente.

No ancora no va.
Ricomincio daccapo un'altra volta e provo ad utilizzare un nuovo stile ed un nuovo approccio, mentre comincio lievemente a disperarmi guardando le lancette dell'orologio che sembrano andare troppo veloci. Troppo veloci.

Lo guardo e ho già voglia di buttarlo. Un sudorino freddo comincia a corrermi lungo la schiena.
È già pomeriggio e domani c'è la presentazione.
Una presentazione importante, un'occasione preziosa.
E io non ho ancora niente di pronto.
Dall'altra parte d'Italia mi telefonano cercando di sapere se ci sono novità.
Non so più che pesci prendere, a che Santo appellarmi. Mi appello alla loro clemenza, cercando di proporre qualche soluzione rapida per salvare il progetto.
Condividiamo qualche idea e ok, sembra di aver trovato qualche compromesso.
Riaggancio e fisso il monitor per qualche minuto. Non so più nemmeno a cosa pensare.
Mancano solo poche ore alla consegna.
Butto via l'ultima bozza e ricomincio daccapo.
Il foglio bianco.
Nessuna idea di come arriverò alla fine.
E, improvvisamente, avviene il miracolo.
La penna sembra scorrere sicura sulla carta, tracciare le linee giuste. Il mouse acquista padronanza di sé e mi indica con facilità i vettori da tracciare.

Finalmente la città della comunicazione.
Per un momento sono soddisfatto del risultato. E lo sembrano anche i clienti, a Milano.
In meno di due ore ho realizzato quello che non sono riuscito ad ottenere in tutta una settimana.
Non ho idea di come sia successo questo colpo di scena, però mi ha fatto riflettere.
Forse non è stata tutta un'inutile perdita di tempo.
Forse è stato un male necessario per arrivare fino a qui.
Forse non sarei stato così veloce ad ottenere quello che volevo senza tutti quei tentativi infruttuosi, ma che mi hanno permesso di affinare di più la tecnica, di avvicinarmi in qualche modo alla soluzione.
È per questo che vorrei conservare anche le idee e le proposte che non vedrà mai nessuno.
Perchè un giorno, forse, potrebbbero essermi utili di nuovo.
Quante idee, tentativi, strade sbagliate vengono buttate e non vedono mai luce? È frustrante strappare ancora una volta la pagina e buttarla nel cestino per ricominciare daccapo. Fissare il foglio sperando che da quel rettangolo di cellulosa bianca si possa materializzare magicamente l'idea perfetta.
Capita a tutti questo momento. E ognuno mette in campo i propri rituali per trovare la luce nel buio. C'è chi corre, chi si fa una passeggiata, una doccia fredda, un salto in libreria, chi si lascia al cazzeggio libero su internet, chi si concede una seduta prolungata sulla tazza del bagno, altri che invocano i vari dèi della creatività, sperando che almeno dal cielo venga il lampo di genio, c'è chi si affida a funghi allucinogeni, chi applica il pensiero laterale e c'è chi si lava i denti (notoriamente il momento più creativo della giornata). Ogni arma è buona per raggiungere il Nirvana delle idee perfette, mentre la scadenza finale si mostra sempre più vicina e minacciosa.
Ma a volte non arriva niente.
Niente.
Per giorni.
Fino al colpo di scena finale.
Stavo cercando nuove idee per una importante fiera della comunicazione in Italia. Avevamo già definito lo stile e il messaggio, e dovevo soltanto cominciare a lavorarci.
Una città. "La città della comunicazione". Ok, sembra facile. Comincio.

Schizzo velocemente l'idea che ho in testa e comincio a lavorare al computer.

Ma non sono tanto convinto della piega che sto prendendo.
Cominciano a venirmi i primi dubbi.
Ricomincio da zero, concentrandomi sui dettagli questa volta.

Ok. sembra andare. Ma deve essere una città.
È l'ultimo giorno e devo tirare fuori velocemente qualcosa di apprezzabile.
Abbozzo velocemente l'idea di città che ho in mente.

No ancora no va.
Ricomincio daccapo un'altra volta e provo ad utilizzare un nuovo stile ed un nuovo approccio, mentre comincio lievemente a disperarmi guardando le lancette dell'orologio che sembrano andare troppo veloci. Troppo veloci.

Lo guardo e ho già voglia di buttarlo. Un sudorino freddo comincia a corrermi lungo la schiena.
È già pomeriggio e domani c'è la presentazione.
Una presentazione importante, un'occasione preziosa.
E io non ho ancora niente di pronto.
Dall'altra parte d'Italia mi telefonano cercando di sapere se ci sono novità.
Non so più che pesci prendere, a che Santo appellarmi. Mi appello alla loro clemenza, cercando di proporre qualche soluzione rapida per salvare il progetto.
Condividiamo qualche idea e ok, sembra di aver trovato qualche compromesso.
Riaggancio e fisso il monitor per qualche minuto. Non so più nemmeno a cosa pensare.
Mancano solo poche ore alla consegna.
Butto via l'ultima bozza e ricomincio daccapo.
Il foglio bianco.
Nessuna idea di come arriverò alla fine.
E, improvvisamente, avviene il miracolo.
La penna sembra scorrere sicura sulla carta, tracciare le linee giuste. Il mouse acquista padronanza di sé e mi indica con facilità i vettori da tracciare.

Finalmente la città della comunicazione.
Per un momento sono soddisfatto del risultato. E lo sembrano anche i clienti, a Milano.
In meno di due ore ho realizzato quello che non sono riuscito ad ottenere in tutta una settimana.
Non ho idea di come sia successo questo colpo di scena, però mi ha fatto riflettere.
Forse non è stata tutta un'inutile perdita di tempo.
Forse è stato un male necessario per arrivare fino a qui.
Forse non sarei stato così veloce ad ottenere quello che volevo senza tutti quei tentativi infruttuosi, ma che mi hanno permesso di affinare di più la tecnica, di avvicinarmi in qualche modo alla soluzione.
È per questo che vorrei conservare anche le idee e le proposte che non vedrà mai nessuno.
Perchè un giorno, forse, potrebbbero essermi utili di nuovo.
giovedì 1 dicembre 2016
Racconto breve #1
Maya è una ragazza particolare, seduta tutta sola nell'angolo di quel bar con un taccuino aperto e la penna in mano. Una ragazza come tante altre, capelli lunghi castani che le coprono le spalle, occhi grandi e scuri, una spruzzata di lentiggini sul naso e una risata cristallina, pronta ad esplodere ad ogni occasione. Un viso comune, una bellezza discreta, che non desterebbe particolare attenzione, se non per quello strano sguardo enigmatico con cui vi osserverebbe mentre le parlate.
Probabilmente non vi sentireste nemmeno a disagio, no. È soltanto uno sguardo insolito, a cui probabilmente non sareste abituati. Solitamente le persone vi guarderebbero in maniera casuale, eviterebbero di fissarvi direttamente, non darebbero particolare attenzione all'ultimo bottone della vostra camicia, allo strano effetto delle pieghe del vostro vestito, alla leggera asimmetria delle vostre sopracciglia. Maya invece vi scruterebbe con attenzione, cercherebbe di decifrare il disegno segreto delle vostre rughe, il significato del vostro naso, la mappa del vostro viso. Maya aveva imparato a leggere i volti delle persone e scoprire dettagli della loro personalità attraverso piccole cose, la piega dei capelli, la leggera sbavatura del trucco, la fantasia di una sciarpa legata attorno al collo e la piccola macchia di fango sulla vostra giacca. Solo una volta si era sbagliata a riconoscere una persona. Il colore degli occhi, o forse il suo sorriso l'avevano ingannata. Era convinta che fosse il ragazzo della sua vita, ma in realtà era solo un vanitoso in cerca d'attenzioni. Una vera delusione. Dopo qualche settimana l'aveva già lasciato.
Solitamente, invece, riusciva ad essere molto più precisa. Sapeva subito individuare un bugiardo da un galantuomo. Maya aveva sviluppato questa rara capacità di osservare profondamente le persone, e conoscerle fino in fondo...
• To be continued •
Probabilmente non vi sentireste nemmeno a disagio, no. È soltanto uno sguardo insolito, a cui probabilmente non sareste abituati. Solitamente le persone vi guarderebbero in maniera casuale, eviterebbero di fissarvi direttamente, non darebbero particolare attenzione all'ultimo bottone della vostra camicia, allo strano effetto delle pieghe del vostro vestito, alla leggera asimmetria delle vostre sopracciglia. Maya invece vi scruterebbe con attenzione, cercherebbe di decifrare il disegno segreto delle vostre rughe, il significato del vostro naso, la mappa del vostro viso. Maya aveva imparato a leggere i volti delle persone e scoprire dettagli della loro personalità attraverso piccole cose, la piega dei capelli, la leggera sbavatura del trucco, la fantasia di una sciarpa legata attorno al collo e la piccola macchia di fango sulla vostra giacca. Solo una volta si era sbagliata a riconoscere una persona. Il colore degli occhi, o forse il suo sorriso l'avevano ingannata. Era convinta che fosse il ragazzo della sua vita, ma in realtà era solo un vanitoso in cerca d'attenzioni. Una vera delusione. Dopo qualche settimana l'aveva già lasciato.
Solitamente, invece, riusciva ad essere molto più precisa. Sapeva subito individuare un bugiardo da un galantuomo. Maya aveva sviluppato questa rara capacità di osservare profondamente le persone, e conoscerle fino in fondo...
• To be continued •
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