lunedì 22 gennaio 2018

Ingranaggi


















Il diavolo si nasconde nei dettagli.
Mi é venuta in mente questa frase, stasera, ripensando alla giornata trascorsa.
Mi é sempre sembrata una frase un po' effimera, pretenziosa. Di quelle che si dicono per riempirsi la bocca e sembrare improvvisamente colti e raffinati. Stasera credo, invece, di averne capito il senso.
Dettagli. Tanti.
Tutti gli attimi nei quali sei chiamato a scegliere tra bene e male. Scelta giusta o scelta sbagliata. Filo rosso o filo blu.
In quanti di questi attimi è composta la giornata? Quante scelte piccole, minuscole, infinitesimali, eppure allo stesso modo importanti?
Non so dove l'avevo letto, ma a quanto pare le scelte che fai determinano la tua persona e il tuo equilibrio. Quanto piú le tue scelte sono coerenti e coincidono con i tuoi valori, tanto piú rafforzi il tuo percorso virtuoso. Il problema sono però le piccole deviazioni, le minuscole crepe nel muro perfetto della tua personalità per cominciare già ad erodere il tuo carattere.
All'inizio sono cose effimere, impercettibili. Le dimentichi il giorno dopo e la vita scorre come sempre. La piccola bugia, una mancanza, quella cosa che dovevi fare e che non hai fatto. Cose così. E all'improvviso ti ritrovi a mentire a tuo figlio, alla tua sposa, a dimenticare di pagare i tuoi dipendenti, ad oziare invece di lavorare. Ogni peccato giustifica e alimenta quello successivo. In fondo, se ha funzionato fino ad ora, perché cambiare? Quelle piccole mancanze diventano abitudini, e le abitudini diventano poi la tua persona, il tuo carattere. Sempre in quell'articolo si parlava di come la felicità, la soddisfazione, l'equilibrio derivano dalla coerenza della tua vita e delle tue azioni con i tuoi valori.
È lo stesso motivo che ti spinge a svuotare quella bottiglia anche stasera, e cercare cosí di dimenticare il tuo fallimento, che non ricordi dove sia cominciato, ma sembra non essere mai finito.
Quante scelte, oggi, avrei potuto prendere meglio? Avrei dovuto lavare meglio la frutta, risciacquarmi meglio le mani, forse avrei dovuto lasciare il pane per gli altri, prestare attenzione a quello che mi succede attorno, spruzzare ancora quel repellente, evitare la mayonese e rifiutare la birra. Eppure é bastato sbagliare una sola volta, per lasciarmi andare e sbagliare ancora e ancora. Perché avrei dovuto mai prendere quella mayonese se non avessi già mancato ancora e ancora una volta, prima? Sono proprio quelle mancanze che logorano la mia forza di volontà che, anzi, potrebbe essere già sufficiente per evitare quel pane e mayonese.
Leggevo di Gandhi, qualche giorno fa. Vorrei avere la sua forza morale. È quella, semplicemente, l'origine del suo carisma e della sua straordinarietà. Eppure la sua autobiografia restituisce l'immagine di un uomo semplice, attento solo ad essere coerente con le proprie scelte e i propri ideali.
Apparentemente, niente di piú naturale. Ma si tratta forse di una delle cose piú difficili.
Mi parlava oggi Elias, in auto.
La responsabilità di una persona. Un progetto, un percorso, non può fermarsi a causa di una sola persona. Anche se lui si ammalasse, il progetto deve andare avanti. Lui, insieme ai suoi attivisti, supervisiona centinaia di pazienti e malati. Centinaia di persone che potrebbero perdere la vita a causa di una sola persona che rischia di fermare tutto, se solo mettesse sé stesso al primo posto.
È questo il senso vero del servizio verso gli altri, il senso e il peso delle scelte che facciamo. Scegliere se risolvere prima la mia malattia, o scegliere se risolvere la malattia di altre centinaia di persone prima di me.
Ricordandosi, che ogni nostra scelta condiziona l'ingranaggio piú grande di cui facciamo parte. Noi di quell'ingranaggio siamo solo una minuscola rotella. Un dettaglio, appunto.


Ed é lí che si nasconde il diavolo.

sabato 6 gennaio 2018

La paralisi della mente



Dovrei parlare di Africa.
Dovrei parlare dei paesaggi, delle persone che sto incontrando, delle storie, delle ispirazioni, dei momenti belli e brutti.
E invece non so nemmeno da dove cominciare.
Mi sento travolto e trascinato da questa nuova, strana realtà che mi sta inghiottendo completamente. Sono troppo occupato a far fronte ad ogni giornata troppo piena di luce, gente, colori, da riuscire a fermarmi e dargliene un senso.
Anzi, mi sta mancando proprio il tempo per riflettere.
Le giornate scorrono rapidissime eppure piene di vita. Ma in un attimo è già buio, sale la stanchezza e un'altra giornata mi è già sfuggita dalle mani.
Ci provo, prima di coricarmi, a leggere un libro, ma non riesco ad andare oltre a due pagine prima di concedere ancora una volta la resa al sonno. Figuriamoci provare a scrivere qualcosa. Non ci proverei nemmeno.

Mi accorgo di essere molto coinvolto dagli aspetti fisici. Come mangiare, bere, andare in bagno quando ne ho bisogno, stare lontano dalle zanzare. Ho scoperto la mia iper sensibilità verso i segnali del mio corpo, ma questo mi distrae dalla contemplazione della bellezza e dei momenti attorno a me. Sono troppo distratto a pensare a come, cosa mangiare oggi, da riuscire a godermi un tramonto. Oppure ho semplicemente troppi pensieri per la testa.

Non so mai come dare un senso a tutto questo. A questa nuova realtà travolgente e paralizzante al tempo stesso. Cosa dovrei fare? Prendere, zaino in spalla, partire? Rimanere? Esplorare? Fotografare? Disegnare? Scrivere..? no, non so nemmeno da dove cominciare e questa incertezza mi blocca.
Buttati, mi diresti. Hai ragione, un po' ci sto provando a lasciarmi andare. A lasciare fare tutto al caso, al karma, la provvidenza e seguire semplicemente il flusso delle cose.

Oggi mi è successo di nuovo, il blocco.
Guardavo la libreria del mio Kobo.
Un'infinità di libri di tutti i tipi, e la sensazione di non sapere nemmeno da dove cominciare.
Cos'è la cosa migliore? Dovrei leggere uno di quei libri sul management, per riuscire ad organizzare efficacemente il mio tempo, qui.
O forse no, dovrei migliorare la mia spiritualità, per riflettere di più. Tipo, prendere uno di quei libri zen che ho in libreria. Forse è la volta buona che leggo qualcosa di più serio?
Dovrei leggere dei romanzi, forse, per stimolare la poesia nella mia testa.
Dovrei leggerli in portoghese, però. Anzi, dovrei leggere di più in portoghese, per impararlo, accidenti!
Non so da dove cominciare. Come mantenere la mia identità in questo posto strano e un po' matto, non so che obiettivi perseguire, e come perseguirli.
Sono un po' perso.
Ma allo stesso tempo sto vivendo belle esperienze, strane, stimolanti. Una bella esperienza totale, in generale.
Forse devo solo cercare di calmare la scimmia nella mia testa e lasciarmi andare alle situazioni del momento. Questo non mi porterà forse a realizzare tutti gli obiettivi che ho in mente, ma magari potrò vivere questi momenti con più auto consapevolezza.